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Bonus Ristrutturazioni 2026: la guida completa

Aliquote, tetti di spesa, documenti e cosa cambia dal 2027 — spiegato senza gergo tecnico, con le regole in vigore quest'anno.

Aggiornato il 28 agosto 2026 · Pubblicato il 12 agosto 2026

50%Prima casa
96.000€Tetto di spesa
10 anniRate detrazione
Bonus Ristrutturazioni 2026: la guida completa

Cos’è e come funziona davvero

Il bonus ristrutturazioni non è un contributo che arriva subito in tasca: è una detrazione IRPEF, cioè uno sconto sulle tasse che si recupera un po’ alla volta.

Chi sostiene una spesa per lavori edilizi sulla propria casa può portarla in detrazione, dividendo l’importo in dieci quote annuali di pari valore. Se quest’anno spendi 20.000€ per rifare il bagno, non li rivedi tutti insieme: ogni anno, per dieci anni, la tua dichiarazione dei redditi si alleggerisce di una fetta di quella spesa.

Facciamo il conto per intero, con la prima casa: su 20.000€ di spesa, il 50% è 10.000€ di detrazione totale. Divisa in dieci quote, significa 1.000€ l’anno di imposte in meno per dieci anni consecutivi, a partire dalla dichiarazione dell’anno in cui hai sostenuto la spesa. Non è un rimborso in un’unica soluzione, ed è una differenza che confonde molte persone al primo lavoro in casa: se ti aspetti di “rivedere” 10.000€ subito dopo i lavori, rischi di pianificare male il budget.

La detrazione si scarica dalle imposte che devi effettivamente pagare (IRPEF lorda). Se in un anno la tua imposta dovuta è più bassa della quota annua spettante, la parte eccedente per quell'anno si perde: non si recupera negli anni successivi né si trasforma in rimborso. Chi ha una capienza fiscale bassa (pensionati con redditi contenuti, ad esempio) dovrebbe valutarlo con un CAF prima di pianificare lavori costosi.

Le aliquote del 2026

Per il 2026 esistono due percentuali, e la differenza dipende da come usi la casa:

In entrambi i casi il tetto massimo su cui si calcola la detrazione è 96.000€ per unità immobiliare. Se spendi di più, la parte eccedente resta a tuo carico, senza sconto fiscale.

Sulla stessa spesa di 20.000€ vista sopra, la differenza tra le due aliquote è concreta: 10.000€ di detrazione totale (1.000€/anno) per la prima casa, contro 7.200€ di detrazione totale (720€/anno) per una seconda casa. Sono 2.800€ di differenza sullo stesso identico intervento, solo per il tipo di immobile su cui viene eseguito.

Dal 2027 le aliquote sono destinate a scendere — indicativamente verso il 36% per la prima casa e il 30% per le altre. Chi ha lavori in programma ha convenienza a muoversi entro fine 2026.

Chi ha diritto al bonus

Non serve essere proprietari in senso stretto. Possono accedere alla detrazione anche chi ha un usufrutto, un diritto di abitazione o di superficie sull’immobile — e in alcuni casi anche chi vive in affitto o in comodato, purché sia lui a sostenere e a documentare correttamente la spesa.

In pratica, questo copre situazioni molto diverse tra loro:

Quando più persone contribuiscono alla stessa spesa — tipicamente una coppia, o più eredi comproprietari — la detrazione si divide tra chi ha effettivamente pagato, in proporzione a quanto risulta dai bonifici e dalle fatture. Conviene farsi intestare fatture e bonifici già in modo corretto fin dall’inizio dei lavori: sistemare la ripartizione a lavori finiti è molto più complicato che impostarla bene da subito, e vale la pena farsi confermare la formula giusta da un CAF o un commercialista prima di partire.

Quali lavori rientrano

Rientrano manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia vera e propria: rifacimento di bagno, cucina, impianti, tetto, eliminazione delle barriere architettoniche. Il bonus vale anche per le parti comuni condominiali — facciate, scale, impianti condivisi — con la detrazione ripartita tra i condomini in base ai millesimi.

Nella pratica, gli interventi più richiesti sono:

Un punto che genera spesso confusione: la semplice manutenzione ordinaria — una tinteggiatura, la sostituzione di un rubinetto, piccole riparazioni che non modificano la struttura o gli impianti — non rientra nel bonus. Deve trattarsi di lavori che vanno oltre l’ordinaria amministrazione: cambiare colore alle pareti non basta, rifare l’impianto elettrico sì. Nei casi dubbi, la qualificazione corretta dell’intervento (ordinaria o straordinaria) è meglio farla certificare da un tecnico prima di iniziare, perché è proprio su questo dettaglio che nascono la maggior parte delle contestazioni in caso di controllo.

Interno di una stanza in fase di ristrutturazione con parete in tinteggiatura
Un cantiere di ristrutturazione tipico: dal bagno agli impianti, fino alle finiture.

Come si paga (e perché non è un dettaglio)

Per non perdere il diritto alla detrazione, il pagamento va fatto con un bonifico bancario o postale “parlante”: nella causale devono comparire il riferimento normativo dell’agevolazione, il tuo codice fiscale e la partita IVA di chi esegue i lavori. Un bonifico ordinario, senza questi dati, può far saltare il beneficio — è l’errore più comune tra chi fa da sé.

La maggior parte delle banche italiane, online e tradizionali, ha un modulo dedicato per il “bonifico ristrutturazione” o “bonifico parlante” proprio per evitare errori di compilazione: conviene sempre cercarlo ed usare quello, invece di un bonifico ordinario a cui aggiungere la causale a mano. Se la tua banca non lo prevede, fatti dare dall’impresa il testo esatto della causale prima di fare il pagamento, e ricontrolla la ricevuta subito dopo l’operazione — un errore nella causale è molto più semplice da correggere lo stesso giorno che scoprirlo mesi dopo in fase di dichiarazione.

Errori comuni da evitare

Riassumendo i punti in cui più spesso si perde parte o tutta la detrazione:

Documenti da conservare

Vanno conservati per tutta la durata della detrazione — dieci anni — e anche oltre, in caso di controlli successivi da parte dell’Agenzia delle Entrate: la prescrizione dei controlli fiscali può arrivare oltre la fine delle rate, quindi meglio non liberarsi della documentazione troppo presto.

Le domande più frequenti su chi ha diritto al bonus e come funziona.

Domande frequenti

Posso avere il bonus se sto ristrutturando casa in affitto?

Sì, a patto che sia tu a sostenere la spesa e a documentarla correttamente, anche se non sei il proprietario dell'immobile.

Bonus ristrutturazioni e bonus mobili sono la stessa cosa?

No. Il bonus mobili è un'agevolazione collegata — 50% su un tetto di 5.000€ — per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici, valida solo se legata a una ristrutturazione già avviata.

Cosa succede se supero il tetto di 96.000€?

La parte di spesa che supera il tetto resta interamente a tuo carico: su quella non si applica nessuna detrazione.

Se vendo casa prima che le dieci rate siano finite, cosa succede alla detrazione residua?

Le quote non ancora utilizzate passano di norma al nuovo proprietario, salvo un accordo diverso scritto esplicitamente nell'atto di vendita. È un punto che vale sempre la pena chiarire con il notaio durante il rogito, per evitare equivoci con chi compra.

Non so se il bonus ristrutturazioni è la scelta giusta per il mio caso: come faccio a capirlo?

Dipende dal tipo di lavoro: se riguarda efficientamento energetico, accessibilità o rischio sismico, potrebbero applicarsi altri bonus con regole diverse. La guida su quale bonus scegliere aiuta a orientarsi rapidamente tra le opzioni attive nel 2026.