Cos’è il Bonus Barriere Architettoniche
Il Bonus Barriere Architettoniche è la detrazione fiscale per i lavori che eliminano le barriere architettoniche in casa: ascensori, rampe, montascale, adeguamento di bagni e porte, pavimentazioni accessibili, e anche interventi di domotica per l’autonomia domestica. È pensato per chi ha difficoltà motorie in famiglia, ma anche per chi vuole rendere la casa più accessibile in vista del futuro.
Un equivoco piuttosto comune è pensare che si tratti di un’agevolazione riservata a chi ha in famiglia una persona con disabilità certificata. Non è così: quello che conta ai fini del bonus è la conformità tecnica dell’intervento, non la condizione di chi abita la casa. Questo allarga parecchio la platea di chi può usarlo in pratica: una famiglia che installa una rampa pensando a un genitore anziano che verrà a vivere con loro, un proprietario che vuole rendere l’immobile più facile da vendere o affittare, o semplicemente chi vuole eliminare un dislivello scomodo vicino all’ingresso. In tutti questi casi il punto di partenza è lo stesso: verificare che i lavori rispettino i requisiti tecnici minimi previsti dalla normativa.
Le aliquote nel 2026: la fine del 75%
Fino al 31 dicembre 2025 il bonus offriva un’aliquota molto più alta della media degli altri bonus casa: il 75%, introdotto dal Decreto Legge 34/2020. Quella misura è scaduta e la Legge di Bilancio 2025 non l’ha rinnovata.
Dal 1° gennaio 2026 le aliquote sono le stesse del bonus ristrutturazioni e del Sismabonus:
- 50% per l’abitazione principale
- 36% per le altre unità immobiliari
Chi ha letto del "75% per le barriere architettoniche" su articoli non aggiornati rischia di pianificare la spesa sulla base di un'aliquota che da gennaio 2026 non esiste più. Vale sempre la pena controllare la data di un articolo prima di fidarsi delle percentuali.
Il tetto massimo resta 96.000€ per unità immobiliare, spalmato su dieci quote annuali di pari importo. Questo significa che, se possiedi più immobili e fai lavori di accessibilità su ciascuno di essi, il tetto di 96.000€ si applica separatamente a ogni unità, non come somma complessiva su tutte le proprietà.
Facciamo il conto per intero, perché rende bene l’idea di quanto sia cambiato il beneficio. Su una spesa di 96.000€ per l’abitazione principale, il 50% equivale a 48.000€ di detrazione totale, cioè 4.800€ l’anno per dieci anni consecutivi. Sulla stessa spesa di 96.000€, ma su un immobile diverso dall’abitazione principale, il 36% equivale a 34.560€ di detrazione totale, cioè 3.456€ l’anno.
Con la vecchia aliquota del 75%, la stessa spesa di 96.000€ avrebbe dato diritto a 72.000€ di detrazione totale. Il confronto rende evidente quanto si sia ridotto il beneficio dal 2026: rispetto al vecchio 75%, il passaggio al 50% comporta 24.000€ in meno di detrazione complessiva sull’intero tetto di spesa, e il passaggio al 36% comporta addirittura 37.440€ in meno. Chi ha lavori importanti in programma dovrebbe rifare i calcoli sulla base delle aliquote attuali, non su quelle lette in articoli scritti prima del 2026.
Quali lavori rientrano
Rientrano tutti gli interventi che migliorano l’accessibilità dell’abitazione, a patto che rispettino i requisiti tecnici minimi del DM 236/1989:
- Ascensori e servoscala — ad esempio un mini ascensore interno in una villetta su due piani, oppure un servoscala lungo le rampe delle scale condominiali
- Rampe e sistemi di sollevamento — una rampa in ingresso per sostituire due gradini, oppure una pedana elevatrice dove lo spazio non permette una rampa a norma
- Adeguamento di bagni (docce a filo pavimento, maniglioni, spazi di manovra) — una doccia a filo pavimento al posto della vasca, con maniglioni di sostegno e spazio sufficiente per manovrare
- Allargamento di porte e corridoi — ampliare il vano di una porta troppo stretta per il passaggio di una carrozzina o di un deambulatore
- Pavimentazioni antiscivolo e accessibili — sostituire una pavimentazione scivolosa in ingresso o in bagno con una superficie antiscivolo a norma
- Automazione domestica per l’autonomia (domotica) — ad esempio l’apertura automatica di porte, cancelli o tapparelle per chi ha difficoltà di movimento; qui c’è una sovrapposizione con l’Ecobonus, quindi conviene farsi confermare da un tecnico sotto quale bonus far rientrare la spesa

Cessione del credito: cosa resta possibile
Per il 2026 non sono ammesse né la cessione del credito a terzi né lo sconto in fattura applicato dall’impresa: la detrazione si recupera solo tramite dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi), in dieci rate annuali.
Questo cambia in modo concreto la convenienza del bonus per chi ha poca capienza fiscale. Finché cessione del credito e sconto in fattura erano disponibili, anche chi pagava poche imposte poteva comunque beneficiare del bonus, trasferendo il credito a una banca o direttamente all’impresa che eseguiva i lavori. Dal 2026 questa strada non esiste più: chi ha una capienza fiscale limitata dovrebbe valutare con attenzione, prima di avviare i lavori, se sarà in grado di assorbire la propria quota di detrazione in ciascuno dei dieci anni previsti, perché non c’è più modo di cedere a terzi la parte che non riesce a recuperare direttamente in dichiarazione.
Documenti tecnici necessari
- Asseverazione tecnica di conformità ai requisiti del DM 236/1989
- Ricevuta del bonifico bancario con causale corretta (riferimento normativo, codice fiscale del beneficiario, partita IVA dell’impresa)
- Fatture intestate a chi richiede la detrazione
Questi tre documenti vanno raccolti e conservati con cura: sono quello che dimostra il diritto alla detrazione in caso di controllo. L’asseverazione tecnica è il documento che attesta che i lavori rispettano davvero i requisiti minimi del DM 236/1989 — senza questo passaggio, anche un intervento eseguito correttamente rischia di non essere riconosciuto ai fini del bonus. Il bonifico va sempre effettuato con la causale corretta, indicando il riferimento normativo dell’agevolazione, il codice fiscale di chi richiede la detrazione e la partita IVA dell’impresa che esegue i lavori: un bonifico ordinario, privo di questi dati, può far perdere il beneficio. Le fatture, infine, vanno intestate a chi richiede la detrazione, in coerenza con chi ha effettivamente pagato bonifici e fatture.
Errori comuni da evitare
Riassumendo i punti in cui più spesso si perde parte del beneficio o si sbaglia la pianificazione:
- Dare per scontato il vecchio 75% — preventivi, consigli o articoli non aggiornati continuano a citare l’aliquota maggiorata, ma è scaduta il 31 dicembre 2025 e non è stata rinnovata: pianificare la spesa su quella percentuale porta a un conto sbagliato
- Pensare che serva un certificato di invalidità — il bonus non richiede alcuna certificazione di disabilità: conta la conformità tecnica dell’intervento ai requisiti del DM 236/1989, non la condizione di chi vive in casa
- Non chiarire con un tecnico se un intervento di domotica rientra qui o nell’Ecobonus — l’automazione domestica per l’autonomia può sovrapporsi con interventi già coperti dall’Ecobonus: senza una verifica preventiva si rischia di scegliere il bonus sbagliato
- Dimenticare l’asseverazione DM 236/1989 — senza l’asseverazione tecnica che attesta la conformità ai requisiti minimi di accessibilità, la spesa rischia di non essere riconosciuta, anche se i lavori sono stati eseguiti correttamente
Le domande più frequenti sulle nuove aliquote e i lavori ammessi.
Domande frequenti
Posso ancora ottenere il 75% se ho iniziato i lavori nel 2025?
Conta la data delle spese sostenute, non l'inizio dei lavori: se hai pagato entro il 31 dicembre 2025 potresti rientrare ancora nella vecchia aliquota. Verificalo con un CAF o un commercialista prima di dare per scontato quale regime si applica.
Serve un certificato di invalidità per accedere al bonus?
No, il Bonus Barriere Architettoniche non richiede una certificazione di disabilità: è aperto a chiunque faccia lavori che rispettano i requisiti tecnici di accessibilità del DM 236/1989.
Un ascensore condominiale rientra nel bonus?
Sì, con la spesa ripartita tra i condomini in base ai millesimi, seguendo le stesse aliquote e lo stesso tetto per unità immobiliare.
Posso ancora cedere il credito o ottenere lo sconto in fattura nel 2026?
No. Dal 2026 non sono più ammessi né la cessione del credito né lo sconto in fattura: la detrazione si recupera solo tramite dichiarazione dei redditi, in dieci rate annuali. Chi ha poca capienza fiscale dovrebbe valutare la propria situazione prima di iniziare i lavori.
Non so se il Bonus Barriere Architettoniche è la scelta giusta per il mio intervento: come faccio a capirlo?
Dipende dal tipo di lavoro: se l'intervento riguarda anche l'efficientamento energetico — come può succedere con la domotica, che si sovrappone con l'Ecobonus — potrebbero applicarsi regole diverse più convenienti. Consulta la guida su quale bonus scegliere per orientarti tra le opzioni attive nel 2026.
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