Bonificio
Guide aggiornate 2026
Guida bonus casa · aggiornato 2026
Guida aggiornata 2026

Bonus Verde 2026: non esiste più, cosa usare al suo posto

La detrazione per giardini e terrazzi è scaduta a fine 2024. Ecco le alternative con cui puoi comunque risparmiare.

Aggiornato il 28 agosto 2026 · Pubblicato il 12 agosto 2026

ScadutoDal 2025
36%Aliquota storica
1.800€Tetto storico
Terrazzo italiano con ulivi in vaso e pergola in legno immersa nel verde

Il Bonus Verde non c’è più

Il Bonus Verde, la detrazione per la sistemazione di giardini, terrazzi e aree scoperte private, è scaduto il 31 dicembre 2024 e la Legge di Bilancio 2026 non l’ha rinnovato. Chi cerca questa agevolazione per lavori avviati nel 2026 non la trova più: non è un errore, è semplicemente scaduta.

Se stai cercando informazioni online, presta attenzione: molte pagine spiegano ancora come richiedere il Bonus Verde, quali documenti servono o come compilare la domanda, senza menzionare la scadenza. Sono quasi sempre contenuti pubblicati quando il bonus era ancora attivo e mai aggiornati dopo. Un segnale utile a cui fare caso è la data di pubblicazione o di ultimo aggiornamento della pagina: se manca del tutto, o è precedente al 2025, conviene diffidare di ciò che dice su percentuali e scadenze prima di farci affidamento.

Lo stesso vale per un preventivo che cita ancora il “36% Bonus Verde” come sconto applicabile: prima di contarci nel budget dei lavori, chiedi conferma scritta a chi te lo propone. In caso di dubbio, la fonte più affidabile resta l’Agenzia delle Entrate o un CAF: sono loro a poterti confermare se, per il tuo caso specifico, esiste oggi un’agevolazione applicabile — questo bonus o un altro.

Come funzionava

Quando era attivo, il bonus offriva una detrazione del 36% su una spesa massima di 5.000€ per unità immobiliare, per un risparmio fiscale massimo di circa 1.800€, spalmato su dieci quote annuali. Copriva sistemazione a verde di aree scoperte, realizzazione di impianti di irrigazione, pozzi, coperture a verde e giardini pensili.

Nel dettaglio, la sistemazione a verde comprendeva lavori come piantumazioni, realizzazione di prati e sistemazione di aree scoperte private; gli impianti di irrigazione e i pozzi riguardavano l’approvvigionamento idrico per il verde; le coperture a verde e i giardini pensili erano invece interventi più strutturali, che trasformavano un tetto o un terrazzo in una vera superficie verde. Restava fuori, per esempio, il semplice acquisto di arredo da giardino: per quello, come vedremo tra le domande frequenti, serve tutt’altra agevolazione.

Facciamo il conto per intero, così il meccanismo si vede con chiarezza: su una spesa di 5.000€ (il tetto massimo), il 36% è 1.800€ di detrazione totale. Divisa in dieci quote annuali di pari importo, significa 180€ l’anno di imposte in meno, per dieci anni consecutivi a partire dalla dichiarazione dell’anno in cui la spesa era stata sostenuta. Se la spesa sostenuta era inferiore al tetto di 5.000€, il 36% si calcolava comunque sull’importo effettivamente speso, non sul massimale: chi spendeva meno otteneva, in proporzione, meno detrazione.

Il tetto massimo di risparmio del vecchio Bonus Verde (1.800€) era comunque tra i più bassi dei bonus casa: le alternative disponibili oggi, in alcuni casi, permettono di recuperare cifre più alte per lavori che includono anche una componente verde.

Terrazzo italiano con piante in vaso, un piccolo albero e strumenti da giardinaggio
Giardini e terrazzi: oggi senza una detrazione dedicata propria.

Le alternative nel 2026

Non c’è un sostituto diretto del Bonus Verde: nessuna misura specifica per il verde privato ha preso il suo posto. Questo non significa però che ogni spesa per il giardino sia oggi priva di qualsiasi rilevanza fiscale — dipende dal contesto in cui si inserisce il lavoro. A seconda del tipo di intervento, alcune spese possono rientrare in altre agevolazioni attive, pensate per scopi diversi dal verde in sé:

In molti casi pratici, una semplice sistemazione del giardino senza altri lavori collegati oggi non rientra in nessuna agevolazione fiscale: piantare fiori nei vasi, sostituire un prato ammalorato o potare alberi e siepi, se fatti come lavoro isolato, restano oggi interamente a carico di chi li paga. Vale la pena saperlo prima di aspettarsi uno sconto che potrebbe non esserci, così da valutare il costo reale del lavoro fin dal preventivo.

Errori comuni da evitare

Ecco gli errori più comuni in cui incorre chi cerca ancora informazioni su questo bonus nel 2026:

In quasi tutti questi casi la soluzione è la stessa: verificare con un tecnico o un CAF a quale agevolazione — se esiste — appartiene davvero il lavoro che vuoi fare, prima di aprire il cantiere.

Le domande più frequenti sulle alternative oggi disponibili.

Domande frequenti

Esiste una versione regionale o comunale del Bonus Verde?

In alcuni casi i Comuni offrono incentivi locali per il verde urbano o la desigillazione di aree cortilive: conviene controllare sul sito del proprio Comune, ma non è un'agevolazione fiscale nazionale.

Il bonus mobili copre l'arredo da giardino?

No, il bonus mobili ed elettrodomestici riguarda l'arredo dell'abitazione collegato a una ristrutturazione edilizia, non l'arredo da esterno.

Conviene aspettare un rinnovo del Bonus Verde?

Al momento non ci sono segnali di un rinnovo imminente: se il lavoro può rientrare in un'altra agevolazione attiva conviene procedere con quella, piuttosto che aspettare una misura che potrebbe non tornare.

Il mio intervento riguarda sia il giardino che altri lavori in casa: come capisco quale bonus usare?

Dipende da cosa prevale nell'intervento complessivo: se il giardino è solo una parte di una ristrutturazione più ampia, valuta il bonus ristrutturazioni descritto sopra. Se hai dubbi su quale agevolazione si applica al tuo caso specifico, la guida su quale bonus scegliere ti aiuta a orientarti tra le opzioni attive nel 2026.

Ho trovato una guida che parla ancora del Bonus Verde come attivo nel 2026: posso fidarmi?

Meglio controllare la data di pubblicazione o di ultimo aggiornamento della pagina. Il bonus è scaduto il 31 dicembre 2024 e la Legge di Bilancio 2026 non l'ha rinnovato: un contenuto che lo presenta ancora come richiedibile oggi, senza menzionare la scadenza, si riferisce quasi certamente a informazioni non aggiornate.